Avevo già parlato di come, dal mio punto di vista, il digitale potesse aiutare le piccole imprese a crescere e, in generale, a lavorare meglio. Qui l’articolo su come le piccole imprese possano farsi aiutare gratuitamente dal digitale.

È un tema vecchio, vecchio come il mondo, o quantomeno come il digitale, eppure sembra che la stragrande maggioranza delle imprese non sia ancora pronta a cogliere questa opportunità.

A supporto di questa affermazione vi metto qui un grafico estremamente edificante che mi è arrivato tramite la newsletter di Data Media Hub, del sempre ottimo Pier Luca Santoro. Guardate.

Digitalizzazione delle imprese nel 2020. Si vede come le microimprese siano quelle che rimangono più indietro

Lo sviluppo digitale è direttamente proporzionale alla grandezza delle imprese. Nella colonna più a sinistra vediamo le microimprese (meno di 10 dipendenti e fatturato non superiore ai 2 milioni di euro annui), che costituiscono quasi l’80% delle imprese del nostro Paese. parliamo di 821mila unità. La stragrande maggioranza, insomma.

Ecco, il 77% delle microimprese ha uno sviluppo digitale come “molto basso”. Senza stare a dilungarci troppo, significa che non sfruttano le opportunità date dalla rete e dalle connessioni moderne.

Ma perché questa introduzione?

Perché credo sia la migliore per creare un (parziale) contesto alla storia che vado a raccontarvi. Mettetevi comodi.

Come ho aiutato un piccolo negozio con il digitale

Vi avevo già parlato della Caramellaia. Un negozio di Torino che ho conosciuto quando vivevo in zona Pozzo Strada e a cui mi sono affezionato, al punto da tornarci regolarmente.

Stiamo parlando di un bar-caramelleria. Totalmente sui generis, dove ai classici servizi di caffetteria si affianca la vendita di caramelle e cioccolato di ottima qualità, un’enoteca ma, soprattutto, vere e proprie opere d’arte confezionate con le caramelle.

Bene. A ottobre 2020, un po’ perché volevo aiutare Gloria, Caramella e Guido in un momento di difficoltà, un po’ perché mi faceva piacere farlo, ho proposto, insieme ad Antonella – giornalista professionista e videomaker – di iniziare a curare la presenza online del negozio.

Gli accordi erano che – compatibilmente con i miei impegni di lavoro – avremmo curato la presenza online fino all’Epifania, e così è stato. Dunque, a partire da metà gennaio 2021, la gestione dei canali non è più nostra ma è tornata in mano ai proprietari.

Era una sfida non indifferente. Si trattava sostanzialmente di partire da zero, ma c’erano tutte le carte in regola per fare un buon lavoro. A partire, ovviamente, dal prodotto (se non c’è quello scordatevi tutto il resto).

Al lavoro. Come abbiamo gestito i canali.

Ci siamo inizialmente occupati di fare un’analisi dei dati e di impostare una strategia.

Dati, in realtà, ce n’erano ben pochi. Quindi si è trattato di fare ricerche sul settore, fare un benchmark dei competitor, studiare le buyer personas, individuare i trend stagionali, guardare le creatività su specifici contenuti.

Poi abbiamo dovuto dare una forma al brand online. Con quale tono di voce avrebbe parlato, con quali colori, che tipo di immagini, come dovevano apparire i profili, e così via.

In terza battuta abbiamo dovuto organizzare, tecnicamente, i canali. Da un lato l’impostazione base di Facebook, Instagram e Google My Business, dall’altro in forma più approfondita creando i cataloghi.

Proprio qui c’è stato uno degli sforzi più grandi in termini di tempo. Armati di fotocamera, light box, luci e tanta pazienza abbiamo fotografato una per una tutte le referenze. Le abbiamo catalogate e poi caricate nel gestionale una per una, con microcopy e caratteristiche dei prodotti. Ha richiesto molte ore (direi molti week-end e molte serate) ma alla fine avevamo finalmente messo in piedi uno shop con immagini professionali. È stata una grande soddisfazione.

Antonella al lavoro

Contemporaneamente abbiamo iniziato a produrre e postare i contenuti. Immagini, video e testi (fondamentali questi ultimi). Coerentemente con le regole che ci eravamo dati e sempre allineati con i proprietari. Il momento era difficile e avevamo scelto di raccontarlo, ma anche di dare un tono positivo per portare un po’ di luce in un periodo dove, un po’ per tutti, di luce se ne è vista ben poca.

Infine, ultimo, ma assolutamente più importante per un’attività commerciale: abbiamo avviato, finalmente, le sponsorizzazioni.

Dopo pochi giorni i risultati iniziavano ad arrivare e nel giro di un paio di settimane erano arrivati ordini che coprivano già quella che era la spesa pubblicitaria. Non male, ma ovviamente eravamo solo all’inizio.

Natale, il primo banco di prova

Va detta una cosa, e non mi stancherò mai di ripeterlo. Chi fa marketing può sempre e soltanto dare una mano, amplificare se così vogliamo dire. Ma la differenza la fa tutta chi materialmente gestisce le attività. Tratta i clienti. Sceglie i prodotti.

La Caramellaia aveva una clientela locale affezionata e ha sempre fatto un grandissimo lavoro. Non solo, ha avuto anche parecchio coraggio. In un periodo in cui le attività – per ovvi motivi – tiravano i remi in barca, loro hanno scommesso sul futuro e hanno acquistato a settembre tutto ciò che sarebbe servito per il Natale. Un gesto coraggioso, molto, che però si è rivelato vincente.

Hanno lavorato duro e noi abbiamo dato loro una mano. Risultato? Quello che vedete qui sotto. Alla Vigilia di Natale avevano venduto tutti i prodotti che avevano confezionato.

Sembrava impossibile fino a poco tempo prima, eppure è andata così. L’audacia e la caparbietà sono state premiate.

Passato il Natale, l’appuntamento successivo sarebbe stato il Capodanno. Completamente diverso.
Per quanto bello e creativo, a Capodanno non vendi caramelle e cioccolato manco se sei Willy Wonka.

C’era però un’altra carta da giocarsi: il vino.

La Caramellaia ha infatti anche una fornitissima enoteca, e una expertise non indifferente dal momento che Guido è un sommeilier.

Cosa abbiamo fatto quindi? La cosa più semplice del mondo. Un video di Guido che suggerisce cosa bere a Capodanno, ricordando il servizio di consegna a domicilio.

E questo è il messaggio che mi è arrivato da Gloria il pomeriggio del 31 dicembre

Anche in questo caso, i risultati sono stati sopra le aspettative.

Ora, chiariamoci: non è tutto rose e fiori. Il periodo è stato estremamente difficile (per tutti) e siamo ben lontani dal navigare nell’oro, o anche solo di recuperare al 100% valori degli anni pre-pandemia. Ma che il digitale abbia dato una concreta mano – peraltro già solo con una primissima fase – è un dato di fatto.

Per chi fosse interessato, metto qui i numeri delle campagne a pagamento. Chiedendo umilmente scusa ai colleghi perché so benissimo che da soli, senza una migliore contestualizzazione e senza dati squisitamente economici non vogliono dire molto, ma si fa quel che si può.

Periodo: 1 novembre 2020 – 8 gennaio 2021
Luogo: raggio di 8 Km dall’attività
Investimento in Adv: ca. 250 €

Persone raggiunte: 50.256
Numero di visualizzazioni dei post: 136.805
Costo per 1000 visualizzazioni: 1,81 €
Costo per 1000 persone raggiunte: 4,92 €

Conclusioni

Molte cose sono migliorabili. Ad esempio il workflow e il tracciamento sono fondamentali. In questa fase l’obiettivo era sostanzialmente fare arrivare il maggior numero di persone possibile e, nella concitazione, non sempre è stato possibile chiedere alle persone dove avessero saputo del punto vendita.
Ci limitiamo al fatto che le persone nuove sono arrivate dopo che sono iniziate le attività online (e molte si complimentavano per la presenza), ma mentirei se dicessi che ho dati certi a supporto. Insomma, è mancato un tracciamento off-line.

Dati certi ne ho per gli ordini che sono arrivati online attraverso Facebook e Instagram. E hanno ampiamente coperto le spese vive della pubblicità online.

E, torno a dire, ci sono stati poco più di due mesi di concreta attività (come da accordi e per vari motivi si è interrotta con l’Epifania).

Insomma, è stato messo alla prova il digitale e il digitale ha dato una prima, promettente risposta.

Ciò non significa che sia tutto rose e fiori. Il web non è una slot-machine dove metti una moneta e te ne escono dieci. È uno strumento complesso che deve essere gestito da professionisti. Prima di arrivare a risultati concreti, stabili e scalabili spesso servono mesi di test (dai 3 ai 6). Inoltre anche il contesto è determinante, e quello della pandemia non è certo tra i più rosei.

Tuttavia, ad oggi, è uno dei principali strumenti di crescita su cui, come si vede dal grafico sopra, purtroppo molte aziende sono indietro. Ma le sue potenzialità non possono più essere ignorate.

E voi, cosa ne pensate?
Secondo voi qual è il principale freno che porta le aziende a non investire sullo sviluppo e la crescita online?

Scrivetelo nei commenti! Qui o sui social.

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